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Chiesa di Santa MartaLa chiesa romanica risale al XII secolo. In origine era dedicata ai Santi Quirico e Giulitta, una matrona di Iconio nell’Asia Minore ed il suo figlioletto di due anni, martirizzati il 16 giugno dell’anno 305 dal prefetto Alessandro a Tarso, sotto la persecuzione di Diocleziano.
Pochissime sono le chiese della nostra diocesi dedicate a questi due Santi e quelle esistenti sono tutte di antichissima data.
Nel 1603 il Vescovo di Novara Carlo Bascapé la assegna alla Confraternita di Santa Marta da cui deriva la denominazione odierna.

L’edificio conserva lo stile romanico orientato (con abside a est), massiccio e sobrio, con pochi elementi decorativi. La pianta è a navata unica centrale di forma pressoché rettangolare con abside semicircolare.
La muratura è realizzata in conci di serizzo da trovante ben squadrati mentre il tetto è in beole.
La piccola lunetta del portale, sormontata dal toro, ospita un affresco seicentesco rappresentante la Santa con il capo coperto, l’aureola, l’acquasantiera e l’aspersorio che usa per sottomettere la tarasc, dipinta ai suoi piedi. I confratelli inginocchiati intorno a lei indossano la tipica tunica bianca a capo coperto ed il flagello appeso alla cinta (o disciplina) che usavano per flagellarsi.

Nel XVI secolo, accanto al lato nord della chiesa, venne affiancato un piccolo ospizio che doveva servire ai pellegrini e viandanti transitanti nella vallata dell’Ossola. Alla fine del medesimo secolo la volta interna della chiesa si presentava ancora a capriate ma un secolo più tardi venne realizzata la volta a botte ancor oggi visibile.

Nel 1729 fu innalzato il piccolo campanile a vela e murate le tre monofore dell’abside che verranno riaperte solo nei lavori di restauro nel 1932; nello stesso anno venne anche murata la finestra aperta dalla Confraternita per illuminare l’interno della chiesa e ripristinata l’originale monofora a doppia strombatura.

Nel 1807, dopo quasi due secoli di splendore, furono emanate leggi dello Stato che abolirono tutte le confraternite e così anche quella di Santa Marta sparisce definitivamente intorno agli anni '30.
Tuttavia si conservano ancora oggi alcune suppellettili di notevole pregio: un bellissimo stendardo di seta con ricami in filo d’oro rappresentante da una parte i Santi Quirico e Giulitta e dall’altra Santa Marta con la tarasc (una grande croce in legno con intarsi e specchi), due grandi ceroferari lignei e alcuni bastoni sormontati dall’immagine della Santa, usati durante le processioni.






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